L’Europa per l’energia: il punto della situazione verso la fine di H2020.

Scritto da  Lunedì, 27 Novembre 2017 15:50
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Letto 689 volte Ultima modifica il Lunedì, 27 Novembre 2017 15:57

Horizon2020 si avvia alla conclusione, e dicembre è il mese delle giornate nazionali di presentazione dei nuovi Work Programmes.

 

E’ stato presentato nella sala Avogadro di Enel il WP ufficiale della Societal Challenge 3 su Clean and Efficiency Energy; l’evento è stato organizzato da APRE con la partecipazione di rappresentanti del MIUR, del MISE, della Commissione Europea e dei principali stakeholder di successo del programma.

L’energia, ed in particolare le rinnovabili, è al centro di H2020 e lo è sempre stata; come ricordato in apertura, l’unica energia pulita è quella non utilizzata, e dunque non sorprende che l’accento sia molto forte sì sulle rinnovabili, ma anche e soprattutto sull’efficienza energetica.

In termini politici, l’impegno dell’Europa migliora: se per gli accordi di Kyoto sono stati necessari 7 anni per l’approvazione, Cop21 sta richiedendo un solo anno, nonostante una – probabilmente non realizzabile titubanza degli USA dopo il ben conosciuto cambio di amministrazione. Dopo gli impegni spontanei di CoP21, Mission Innovation (promossa proprio dagli USA) ha l’intenzione di raddoppiare gli impegni pubblici di spesa sugli obiettivi di energia; la strategia europea in proposito è molto chiara, ed ha alle spalle tutto il pacchetto energia comprensivo di Set Plan (per le linee guida) e Horizon2020 (per i finanziamenti ai progetti).

Un dato fondamentale, che emerge dalla giornata e che rappresenta una evoluzione rispetto ai bandi iniziali di H2020, è la competitività: solo il 14% delle proposte presentate viene ritenuta di successo, e questo anche perché viene richiesto un TRL  - Technology Readiness Level – di progetto alto. Se nel 7 Programma Quadro la media di TRL richiesto era 4, e dunque poteva supportare anche la ricerca accademica, la media degli ultimi anni è salita a 6: per essere finanziato, dunque, un progetto deve già possedere un aspetto applicativo e non solo teorico, ed anche un approccio commerciale, per quanto in fase embrionale possa essere.

Questo pone un problema per l’Italia, che si conferma comunque terzo paese in Europa per partecipazione ai bandi e quarta per numero di progetti finanziati; il nostro Paese partecipa inoltre a tutti i tavoli di lavoro dell’Unione dell’energia, e fanno la parte del leone per numero di valutatori, anche se le donne rimangono ancora poche. Il grosso limite strutturale italiano è, sempre più, il basso numero di ricercatori e il basso livello di retribuzione, il che fa sì che in caso di co-finanziamento il progetto sia per definizione meno competitivo. Per quanto riguarda le città, invece, Firenze e Milano si confermano casi di successo per progetti vinti sul tema Smart Cities.

A livello nazionale l’Italia cerca di allinearsi: nella nuova Strategia Energetica Nazionale il paragrafo ricerca e innovazione ha avuto spazio notevole, rispetto alla SEN precedente, rappresentando una priorità rispetto a quanto programmato (e, potremmo aggiungere, forse non raggiunto) negli anni precedenti e un forte allineamento rispetto alle linee guida europee da qui al 2030. Questo ci permetterà, almeno nelle intenzioni del Ministero, di fare sistema e aumentare la competitività del sistema paese nel settore, anche attraverso la sinergia con le diverse regioni.

Il tema energia vale 6 miliardi dentro SC3, ma in totale sugli altri due pillars ne vale 11; priorità massima viene data al tema delle rinnovabili molto innovative competitive in termini di costo (off shore wind, alcuni FV senza silicio, CSP di taglia diversa, tidal energy etc); i temi di energy efficiency e servizi smart dominano fino al 2020, con focus sul ruolo delle rinnovabili nel sistema energetico. Smart and clean energy for consumers è l’altro tema di grande rilevanza, sia lato consumatori attivi sia per quanto riguarda la lotta alla povertà energetica (dove l’efficienza energetica diventa fondamentale).

Il sistema italiano della ricerca si sta (forse lentamente) muovendo; il dato interessante è notare come, in tanti progetti presentati, università e centri di ricerca vadano in qualche modo al seguito di grandi imprese, e in qualche caso PMI, fortemente orientati all’innovazione ed aperte agli investimenti nella ricerca. E’ il caso dei progetti presentati da e-distribuzione, SOLIDpower, Capenergies e Energy Team, casi interessanti di grandi player ma anche di (più) piccole realtà in movimento. Una apertura che forse arriva tardi, ma che negli ultimi anni ha riguardato soggetti sempre più diversi, e che sembra dunque ampliare i soggetti che possono essere coinvolti nei diversi progetti; un futuro complesso e competitivo per l’energia, da oggi e fino ai topic non ancora definiti del 2020.

 

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