Sistema energetico italiano: a giugno 2017 su i consumi e giù le rinnovabili

Scritto da  Martedì, 17 Ottobre 2017 11:13
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Italia: i consumi finali di energia aumentano del +1,6% nei primi sei mesi del 2017; aumentano le emissioni di CO2 (+1,9%) e rallenta il percorso di decarbonizzazione.

 

L’Analisi trimestrale del sistema energetico italiano di ENEA non sembra particolarmente benevola per il secondo trimestre del 2017. Aumenta il gas naturale (+1,2 Mtep, +11% rispetto al II trimestre 2016) e calano i combustibili solidi (-9%) e il petrolio (-1%); in calo invece le fonti energetiche rinnovabili, che scendono di 0,5 Mtep (-7%), trainate dalla forte riduzione della produzione idroelettrica, dovuta alla poca piovosità degli ultimi mesi e quindi (speriamo) transitoria.

Nel sistema elettrico c’è invece qualche segnale di ripresa, con un +1,4% la crescita della domanda nella prima metà dell’anno. Nella generazione elettrica è aumentata ancora la generazione da gas naturale (+5,6 TWh), che ha compensato il calo della produzione idroelettrica (-2,7 TWh) e l’aumento della richiesta totale (+1,6 TWh), mentre si è esaurita, per ora, la necessità di rimpiazzare le minori importazioni dalla Francia. Per quanto riguarda le fonti fossili, continua a calare il ricorso al carbone (- 11%, in linea con il trimestre precedente e con il 2016), anche a causa dei prezzi che rimangono alti sui mercati internazionali.

Come si diceva, i consumi finali di energia sono in leggero aumento rispetto al I trimestre 2016, trainati dal settore civile, dove ha (forse) avuto un ruolo la ripresa economica. Sono invece stabili i consumi dei trasporti, pur in presenza di dati sul traffico che sembrano continuare ad aumentare, e in leggero calo quelli dell’industria, a loro volta in linea con il leggero calo della produzione di beni intermedi. Il tutto ha però portato all’aumento delle emissioni di CO2 (+0.9% rispetto al II trimestre 2016), principalmente nel settore elettrico, spinte dalla forte riduzione della produzione idroelettrica.

L’analisi è basata sull’indice sintetico della transizione energetica – ISPRED, Indice Sicurezza energetica, PRezzo Energia e Decarbonizzazione, che prende in considerazione le tre dimensioni del cosiddetto trilemma energetico: decarbonizzazione, sicurezza del sistema energetico e prezzo dell’energia per il sistema industriale, messe a confronto secondo indicatori dell’anno e del trimestre di riferimento.

In generale, il trend è negativo per l’insieme di indicatori relativi alla decarbonizzazione, così come iniziato nel 2015, dopo i notevoli progressi del triennio 2011-2014. L’indicatore relativo alle emissioni totali di CO2 scende per la prima volta nella fascia che l’indicatore definisce di criticità media, perché diventa ora meno scontato il raggiungimento dell’obiettivo fissato nella SEN 2013 per le emissioni totali di CO2: -15% rispetto al 2010). Per quanto riguarda il costo dell’energia, il confronto con le altre realtà europee conferma come quello del sistema industriale rimanga elevato, in particolar modo per l’energia elettrica, i cui indicatori restano su valori di elevata criticità nonostante il miglioramento rispetto a 5 anni fa. Per tutti gli indicatori c’è in generale un peggioramento delle tendenze di breve periodo, mentre se si confronta la situazione attuale con quella di cinque anni fa la situazione resta in miglioramento.

L’analisi sulla decarbonizzazione si conclude così: “in prospettiva, è plausibile che il trend di continue riduzioni della produzione idroelettrica, che ha spinto in alto i consumi di gas nella termoelettrica, sia destinato ad arrestarsi, per cui è prevedibile che la crescita della quota di fossili sull’energia sia anch’essa destinata ad arrestarsi. Ma anche ipotizzando un ritorno alle tendenze degli ultimi 5 anni descritte in Figura 23 gli obiettivi 2030 verrebbero raggiunti solo nel caso in cui per tutto il resto dell’orizzonte temporale la crescita economica rimanesse nulla, cioè nel caso in cui dalla componente PIL pro-capite non arrivasse nessuna spinta alla crescita delle emissioni, una prospettiva evidentemente non auspicabile. Sembra dunque che continuino a consolidarsi le ragioni che portano a ritenere che, con la fine degli impulsi depressivi sulla domanda di energia legati alla recessione economica, il raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 rischia di divenire problematico.” La scelta sembra essere tra crescita ed emissioni; una tendenza di cui probabilmente la nuova SEN dovrà tenere conto e traccia.

 

 

 

 

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