Connessi per essere intelligenti, Perché non c’è smart city senza Wi-Fi libero.

Scritto da  Martedì, 27 Giugno 2017 11:21
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Letto 851 volte Ultima modifica il Sabato, 01 Luglio 2017 14:45

Non solo trama delle infrastrutture intelligenti: il Wi-Fi è quel nodo di connessione che rende tutti più coinvolti.

 

Tutti i “casi studio” più famosi di città intelligenti contemporanee sono caratterizzati da un investimento importante in termini di risorse e di tempo: il Wi-Fi. E’ chiaro che, in prima battuta, rendere accessibile e disponibile la connessione Wi-Fi è necessario per collegare ad essa tutte le infrastrutture della città e renderle intelligenti in quanto connesse, trasparenti, disponibili al monitoraggio in tempo reale. Tutto questo è fondamentale per la crescita economica della città – che risparmia tempo e guadagna in efficacia ed efficienza - ma anche per la raccolta di dati e servizi giornalieri per i cittadini. Posto, naturalmente, che si sappia cosa fare con i miliardi di dati raccolti.

Lo ha capito quasi subito Barcellona, che ha risparmiato (e perciò reinvestito) milioni di euro grazie agli investimenti intelligenti della città come la connessione Wi-Fi gratuita, per collegare la città ai suoi cittadini (e viceversa). Nel 2011 il consiglio comunale lanciava il programma Barcellona WiFi, installando antenne in tutta la città per rendere Wi-Fi liberamente accessibile ovunque, dall'aeroporto ai ristoranti e ai centri commerciali; oggi, Barcellona ospita una delle più grandi reti Wi-Fi in Europa, con quasi 2.000 punti di interesse in edifici civili, autobus, parchi pubblici e spiagge. Il servizio rende possibili a loro volta altri servizi, come i bidoni per i rifiuti collegati in rete che informano il cittadino e l’operatore in tempo reale sullo stato del bidone e le operazioni già svolte in giornata; o le applicazioni che controllano ed offrono informazioni in tempo reale sui parcheggi per auto e biciclette integrando i sistemi di car sharing. In pratica, questa rete ha permesso a Barcellona di risparmiare 33 milioni di euro ogni anno in illuminazione intelligente e 52 milioni di euro in acqua, uscendo dalla recessione spagnola del 2008.

L’altro esempio illustre è Helsinki, dove la raccolta di dati aperti può portare a servizi digitali come applicazioni GPS mobili che aiutano i cittadini a navigare in città in modo più efficiente: per esempio, BlindSquare aiuta gli utenti con problemi visivi a trovare punti di interesse e intersezioni stradali.

Tanti esempi di città sotto i riflettori potrebbero ancora dimostrare come il Wi-Fi, ed il Wi-Fi gratuito, sia un elemento centrale nella smartizzazione della città prima, e poi nell’aumento dell’efficacia ed efficienza dei servizi. Ma non è tutto qui.

Offrire accesso ad internet libero e per tutti significa aumentare l’inclusione e la coesione sociale: quando tutti i cittadini, di tutti gli ambienti economici e di ogni provenienza sociale, sono (potenzialmente) dotati dei mezzi per comunicare, cercare lavoro o accedere alle risorse educative online, tutti i cittadini sono (potenzialmente) uguali.

Le città migliorano se migliorano i suoi cittadini, cioè se aumenta la possibilità per i cittadini di vivere meglio. L’accesso ad internet, nell’epoca in cui il bene privato più comune è uno smartphone, se è disponibile per tutti crea anche le stesse opportunità sociali. Non solo, perciò, un miglioramento dei servizi grazie alla condivisione dei dati, ma un miglioramento delle condizioni in cui questi servizi vengono fruiti dai cittadini. Un cambiamento comportamentale, per una volta nell’amministrazione invece che nei cittadini: una risposta ad un bisogno espresso da un comportamento comune ed espressione di una necessità chiara.

E il nostro Wi-Fi personale? Sta arrivando il momento in cui non sarà più necessario proteggerlo con una password? Forse si; forse stanno maturando i tempi per un diverso, e nuovo, business model anche per le telecomunicazioni intelligenti.

 

 

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