Il solare nella strategia energetica nazionale: oltre i dubbi, 60 TWh

Scritto da  Lunedì, 26 Giugno 2017 11:59
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Letto 774 volte Ultima modifica il Lunedì, 26 Giugno 2017 12:04

Nonostante la SEN stia riscuotendo più perplessità che successi, il solare è grande protagonista degli obiettivi 2030.

 

La proposta di Strategia Energetica Nazionale attualmente aperta alla consultazione pubblica ha già riscosso più dubbi e perplessità che entusiasmo, come vari gruppi di esperti hanno già dimostrato in più di una analisi. Nonostante questo, la produzione di energia solare riveste un ruolo importantissimo nello sviluppo energetico dei prossimi dieci (per non dire venti) anni che non passa inosservato.

Secondo la Strategia proposta, alla fine del prossimo decennio, si dovrà generare una produzione fotovoltaica pari ad oltre due volte e mezzo quella attuale, circa 24 TWh/anno. Di conseguenza, sarà necessario raggiungere un livello di installazioni pari a 2,5 GW/anno, cioè una potenza 7 volte maggiore dell’attuale incremento annuale di 0,3- 0,4 GW. Sempre la Strategia afferma che il valore potrebbe essere anche più alto, grazie all’evoluzione delle tecnologie. Ci sono sostanzialmente due motivi per cui la generazione solare al 2030 potrebbe superare la soglia dei 50 GW: gli obiettivi europei e la caduta di prezzo di solare e batterie.

Per raggiungere la percentuale del 27% di rinnovabili sui consumi finali, la SEN ha infatti gonfiato il possibile contributo delle rinnovabili termiche (in particolare per il peso dato alle pompe di calore): dall’attuale 19% ad un (improbabile, e perciò foriero di perplessità) 29%. Questa scelta limita il contributo delle rinnovabili elettriche al 49%. Una stima più equilibrata tra le varie componenti comporterebbe un innalzamento della quota elettrica green. 

Inoltre, è possibile che il target del 27% venga aumentato. La discussione in atto nel Parlamento europeo dopo l’Accordo di Parigi propone infatti di portare la percentuale al 35% dei consumi finali (32% per l’Italia). Ancora, il calo dei prezzi del solare e degli accumuli contribuisce all’ottimismo generale, rendendo possibile pensare a scenari di forte crescita nei prossimi dieci anni senza bisogno di ricorrere agli incentivi, e costantemente abbinando il solare alle batterie. Cosa che, comunque, diventerà indispensabile, visto che parliamo di una domanda elettrica così alta da superare molto probabilmente l’offerta nelle ore di picco.

Nello specifico, non si può non essere d’accordo con l’obiettivo della SEN di promuovere l’autoconsumo per i possessori di piccoli impianti, soluzione finora fortemente scoraggiata dalla burocrazia e a volte persino impedita. La diffusione delle batterie, però, dovrà essere facilitata a livello di abitudine, cogliendo al volo l’opportunità dell’abbassamento dei prezzi.

Dove crescerà il solare? Sugli edifici, soprattutto, modificando così sempre più il ruolo dei consumatori, ormai denominati prosumers, che saranno chiamati a creare vere e proprie comunità energetiche locali all’interno delle quali possa essere facilitato lo scambio di energia. La crescita potrà riguardare anche gli impianti a terra, se prenderà piede l’abitudine al riutilizzo delle aree dismesse.

Sembra insomma che si stiano creando le condizioni per un rapido superamento dell’attuale fase di basso profilo per le installazioni fotovoltaiche. Ciò che rimane decisivo è la pressione costante da tenere sulle iniziative del governo nazionale, in modo che gli obiettivi della SEN non rimangano (ancora) lettera morta.

 

 

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