Festival dell’energia 2 – efficiente e competitiva

Scritto da  Venerdì, 09 Giugno 2017 12:10
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La seconda giornata del festival guarda a investimenti, costi e strategia. 

 

Si riparte con la tavola rotonda “Ripensare l’energia per l’industria 4.0”moderata da Sissi Bellomo del Sole 24 Ore, con uno sguardo all’energia e uno al digitale. Elementi, nelle parole di tutti i relatori, non separabili e che devono contribuire uno allo sviluppo dell’altro. La quarta rivoluzione industriale, come viene definita più volte nel corso dell’incontro, è un momento in cui siamo già immersi, ma che il più delle volte non affrontiamo con le competenze giuste. Lo sottolinea la strategia europea, come ha ricordato Patrizia Toia, che ha ricordato le linee di sviluppo strategico che a Bruxelles dettano – o dovrebbero dettare legge per l’uso e lo sfruttamento sostenibile delle risorse e delle tecnologie. L’internet delle cose, ha sottolineato Mirko Gatto, è una realtà che bisogna saper utilizzare; il cybercrimine esiste, i dati sono effettivamente a rischio, ma possiamo costruire le competenze per combatterlo e riuscire a muoversi nella giungla dei “Big Data”. Perché il problema spesso è: cosa ci facciamo con tutti i dati che vengono dai nostri meravigliosi contatori intelligenti?

Nella sala Tiglio si parla di mobilità elettrica, che sarà anche il tema di uno dei tavoli di lavoro del pomeriggio, mentre in sala Quercia si affronta l’annoso problema dei finanziamenti. Tutti vogliamo le rinnovabili e l’efficienza energetica, ma quanto ci costa? Alla domanda, che era già stata posta ieri dal Ministro Calenda nel suo parlare di consapevolezza, la risposta è stata più rassicurante del previsto. Marco Carta ha presentato gli scenari proposti da Agici per la decarbonizzazione, a partire dallo scenario attuale, passando per uno scenario orientato alla SEN e con obiettivo il 2030, fino alla proposta completamente “decarbon” al 2050. Dalla prima all’ultima proposta, le emissioni diminuiscono, la potenza installata da FER aumenta, ed aumentano di apri passo gli investimenti necessari; nello scenario al 2050, l’ammontare complessivo dei finanziamenti necessari è il triplo rispetto a quello previsto per il primo scenario. Ma, c’è un ma: spenderemo di più, ma ci riprenderemo quasi tutto. Come ha sottolineato Andrea Gilardoni in chiusura della presentazione: l’efficienza energetica riesce a ripagare a medio termine il 70% dell’investimento iniziale.

Le sorprese non finiscono qui: dalla BEI a Jessica, passando per tutti gli altri possibili fondi europei, moltissimi strumenti sono già presenti per finanziare infrastrutture, efficienza energetica, per supportare le ESCO e molto altro. Il senatore Girotto ha concluso il suo intervento in favore del terzo scenario al 2050, affermando che non c’è alternativa alle rinnovabili perché non possiamo non usarle: e non costa (quasi) nulla.

La tavola rotonda del pomeriggio riprende i temi della mattina e li amplifica: nell’analisi di Althesys l’Italia ha già raggiunto gli obiettivi per il 2020, ed i nuovi obiettivi al 2030 puntano al 48% di consumi elettrici da FER. Ruolo cruciale ha l’efficienza energetica, nonché i costi di generazione in discesa che da qui al 2020 si suppone arriveranno sotto il Prezzo unitario all’ingrosso del 2016. SI prospetta un prezzo per il FV a 40 €/MW nel 2030, mentre i prezzi elettrici ipotizzati al 2030 si aggirano intorno ai 55 €/MW.

Marangoni ha presentato gli scenari frutto dello studio Althesys: nel primo caso, lo scenario “no action” ovvero quello che avremmo senza fare nulla, 321 TWh di domanda vengono soddisfatti per 110 TWh dalle FER, in percentuale più del 34%: in questo scenario, al 2030 scenderemmo però al 27% di rinnovabili. Senza investimenti, non solo non possiamo centrare gli obiettivi decarbon, ma rischiamo di tornare indietro e di aumentare esponenzialmente la dipendenza dall’estero, con forti possibilità di blackout). Calerebbero anche eolico, biomassa e idroelettrico, in uscita dal regime di sostegno. Il sistema elettrico nazionale in questo scenario è quindi inadeguato, perché non raggiunge gli obiettivi ma soprattutto perché non è capace di soddisfare la domanda.

Il secondo scenario di sviluppo, al minimo sindacale del 45% da FER, richiede la ristrutturazione dell’esistente e l’installazione di altra potenza, tenendo conto che il costo delle tecnologie calerà nel tempo. Gli indirizzi per la SEN (che sono stati accolti in bozza) comprendono il contributo della generazione distribuita, le detrazioni fiscali, lo sviluppo della capacità termoelettrica necessaria, gli investimenti in smart energy (storage, smart grid, digitalizzazione del sistema elettrico) ed il potenziamento delle infrastrutture TSO e DSO. In particolare, per quanto riguarda il TSO, potenziare il sistema significa rafforzare l’unitarietà del sistema elettrico europeo, che fa da rete di sicurezza per tutti.

ANIEE individua la maggiore difficoltà nel calcolo dell’efficienza energetica. Serve consapevolezza da parte del pubblico, serve un cambiamento culturale, senza il quale ogni incentivo potrà molto poco. Sullo stesso tema, RSE ricorda l’assenza di  grandi energivori e la presenza al contrario di tante PMI che non beneficiano di grandi facilitazioni, per le quali l’efficienza energetica invece servirebbe. Il tema dovrebbe entrare di “prepotenza” nella SEN perché è la realtà del paese, e le Regioni dovrebbero avere un ruolo centrale nella sua implementazione.

Per Terna, Michi si focalizza sull’incremento delle interconnessioni, che contribuisce ad uniformare l’utilizzo delle risorse che non possono essere distribuite in modo uniforme, e spiana lo spread sui mercati permettendo il mutuo sfruttamento di risorse. E’ inutile, sottolinea Michi, chiudere porte ad import export. Sulla SEN, Terna propone un forte incremento di accumuli, soprattutto idroelettrici e poi elettrochimici; siamo già avanti sull’accumulo, con il parco sulle Alpi che fu costruito per il nucleare che ora può essere usato per FER, e ne servono altri, soprattutto al sud, che possano supportare il periodo di transizione senza aumentare la dipendenza dall’estero. Secondo E2i, è necessaria soprattutto una risposta culturale: solo così le le rinnovabili possono diventare colonna portante del sistema energetico. L’energia deve diventare partecipata, patrimonio del territorio e con esso alleanza.

Alla SEN, come già ieri, viene chiesta certezza del diritto e delle norme come base per gli investimenti, favorire repowering e revamping di impianti; tutti principi già presenti ed accolti nella strategia, che ora dovranno però essere declinati regionalmente. Elettricità futura si focalizza sulla tempestività degli interventi, fondamentale per vivere nel mondo digitalizzato. La questione del finanziamento alla transizione è quella che, dopo la tavola rotonda della mattinata, passa più sotto silenzio: la disponibilità finanziaria c’è, ed anzi forse ci sono pochi progetti. Serve invece porre condizioni perché progetti siano sostenibili, con un chiaro sistema di regole.

Anche la generazione distribuita è già avvertita come una realtà. Siamo passati da 3000 impianti a più di 700000 sul territorio che sono nati e cresciuti da soli, senza incentivi e supporto di alcun tipo, e che ora attendono una regolarizzazione. Alla SEN, in tutto il pomeriggio, vengono in fondo chieste poche cose: chiarezza, praticità, semplicità. L’intervento di Enrico Leta chiude un festival partecipato, ricco di discussione e stranamente tecnico senza essere pedante. Da qui, volendo, si può partire per una strategia energetica nazionale centrata sul Paese.

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