L’Europa guida lo sviluppo delle città intelligenti. Per esempio, a Milano

Scritto da  Martedì, 16 Maggio 2017 10:07
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Letto 771 volte Ultima modifica il Martedì, 16 Maggio 2017 10:11

Le città scoprono i vantaggi dell’Internet delle cose e i progetti intelligenti crescono.

 

Tra il 2026 e il 2026, il mercato globale dei servizi urbani intelligenti dovrebbe saltare da 40,1 a 97,9 miliardi di dollari; l'Europa sembra già leader per numero di progetti presentati e in via di realizzazione. La ragione principale di questa tendenza è, principalmente, il Partenariato europeo per l'innovazione sulle città e le comunità intelligenti. Lanciato nel 2012, al partenariato è stato assegnato un bilancio di 365 milioni di euro per aiutare le città europee ad affrontare sfide ambientali, sociali e sanitarie, cofinanziare progetti dimostrativi e coordinare le attuali iniziative comunali.

Secondo il rapporto Smart City Tracker Q12017, sono disponibili 252 progetti intelligenti in città in 178 città in tutto il mondo. Il report copre cinque settori chiave del settore delle città intelligenti: energia, acqua, trasporto, edifici e governance, esaminandoli all’interno di progetti che affrontano molteplici aspetti delle operazioni della città.

In Europa, questi progetti stanno cercando di rafforzare i partenariati tra l'industria e le città, lavorando in particolare per guidare lo sviluppo urbano e le infrastrutture. Un altro fattore guida importante per lo sviluppo intelligente della città è il pacchetto europeo clima ed energia 2020, con tre obiettivi:

  • Emissioni gas serra ridotte del 20%
  • Produzione di energia per il 20% da fonti rinnovabili
  • Efficienza energetica migliorata del 20%

A questo proposito, l'UE sta esaminando soluzioni intelligenti per coprire settori specifici come l'alloggio, l'agricoltura, i rifiuti e i trasporti. Uno dei progetti finanziati da Horizon 2020 è quello che riguarda l'area Porta Romana / Vettabbia di Milano, con il quale la città mira a concentrarsi sui cittadini più che sulle tecnologie, aumentando i servizi di trasporto e creando soluzioni a basso consumo energetico. Si tratta in questo caso di un progetto nato nel 2015, quando il Comune di Milano ha partecipato insieme a Londra e Lisbona, alla call for proposal SCC-01-2015 “Smart Cities and Communities solutions integrating energy, transport, ICT sectors through lighthouse projects” finanziata nel quadro di Horizon 2020, Programma quadro di ricerca e innovazione per il periodo 2014- 2020. Il progetto si chiamava Sharing cities ed è risultato tra i progetti vincitori della call, prevedendo la realizzazione di interventi sinergici su specifiche aree delle tre città partner per la realizzazione di distretti Smart ad energia quasi zero e per la creazione di modelli replicabili in altre città europee.

Obiettivo del progetto, nel caso di Milano, è collegare il centro storico della città alla sua cintura agricola, cucendo così insieme due aree geograficamente, economicamente e socialmente separate. Tutto secondo la legge delle tre P:

  • PEOPLE - meccanismi di partecipazione finalizzati a co-progettare nuovi servizi da collocare nei quartieri ed ad innescare comportamenti virtuosi.
  • PLACE - nuove tecnologie per gli edifici, sistemi di gestione energetica integrata, mobilità condivisa (car sharing + bike sharing) e lampioni intelligenti.
  • PLATFORM - piattaforma urbana di condivisione per la gestione dei dati provenienti da una vasta gamma di fonti, ad esempio dai sensori nonché dalle statistiche tradizionali.

Le soluzioni smart sono in questo caso i 300 lampioni intelligenti, la condivisione di automobili, il social housing, il laboratorio Smart City, le 150 e-bike in 14 diverse stazioni, ed i 4.000 metri quadrati di edifici pubblici rinnovati. Non solo tecnologia, non solo partecipazione, dunque, ma un sistema complesso in cui integrare il tutto. In una logica che può essere, realmente, smart.

 

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