Piccole Note di storia dell’energia Parte 17: Riattivando i relé

Scritto da  Giovedì, 01 Giugno 2017 10:18
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Letto 712 volte Ultima modifica il Lunedì, 29 Maggio 2017 11:58

Era difficile da trovare, ma una singola e importante causa dell’intero blackout c’era.

 

Continuando a paragonare la rete elettrica al cono di sabbia, la Eastern Interconnection rappresenta il cono, mentre il ruolo del granello che fece crollare tutto spetta alla centrale idroelettrica Sir Adam Beck situata nella città di Queenstown, Ontario vicino al fiume Niagara.

Gestita dalla Ontario Hydro Power Company, la centrale alimentava i consumatori nel nord e ovest sulla parte canadese del confine; inoltre spediva ingenti quantità di energia a sud e est del confine nella parte americana. Un set di 5 cavi metallici andava dalla centrale idroelettrica a Toronto, con l’unico scopo di trasportare energia. Per assicurare la protezione dei cavi e di tutto quello che ai cavi era collegato, c’erano naturalmente degli interruttori. Quando si apre un interruttore, la corrente non smette improvvisamente di passare ma si forma un arco elettrico; un interruttore possiede un relé elettrico che monitora il passaggio di corrente e dice se può passare o meno.

Ciò che diede vita al blackout fu proprio il malfunzionamento di un relé.

I relé posti sui cavi di Toronto erano stati dimensionati per un valore di corrente più basso rispetto ai quantitativi importati dagli Stati Uniti. Alle 5:16 Toronto era nel mezzo dell’ora di punta: un leggero sbalzo verso l’alto del valore della corrente proveniente dalla centrale idroelettrica fece attivare il relé che comandò l’apertura del circuito e che mise quindi il cavo fuori servizio. La corrente, avendo quella strada sbarrata, si diresse sugli altri 4 fili, e di conseguenza si attivarono anche quei relé, lasciando la linea Beck Toronto interrotta.

A questo punto, tutta l’’energia respinta fece un’altra strada e passò per New York: cercando di raggiungere Toronto passò attorno al lago Ontario, e sulla sua strada incontrò proprio New York. Una enorme quantità di energia entrava così nello stato di New York, aggiungendosi a quella già presente, il che aveva portato i generatori del sud in confusione e quindi ad avviare le procedure di sicurezza. Le linee si chiusero, i generatori si spensero e le città finirono al buio per compla di un eccesso di energia.

Ma c’era stato anche un difetto: con la gran parte dell’energia proveniente dal Niagara interrotta a causa dei vari circuiti aperti, ora l’energia mancava. Le varie reti locali cominciarono quindi ad azzuffarsi per ottenere potenza da altre fonti: e l’unica grande fonte presente era il generatore da 1000 MW della Con Edison, che a lungo andare non riuscì a soddisfare un carico che cresceva sempre di più, arrivando alla fine allo spegnimento.

Le città non erano state colpite tutte allo stesso modo: alcune rimasero senza elettricità per pochi minuti, altre per ore, altre non furono neanche sfiorate dal grande evento. Hartford rimase alimentata grazie ad una vecchia centrale mantenuta in esercizio solo per coprire il picco di domanda, che non essendo agganciata alla rete regionale come tutti gli altri generatori, rimase azionata per alimentare solo Hartford.

Al contrario, a Rhode Island l’utility locale non aveva centrali di potenza ausiliare, e dovette quindi aspettare per avere potenza ausiliaria da un generatore di Millbury, Massachusetts. Con questa energia Providence cominciò a ridare energia in un processo che continuò in tutta la Eastern Interconnection. Cautamente si aumentò la produzione dei generatori, mandando potenza in un settore, monitorando la frequenza e il voltaggio, aumentando la corrente nei cavi per rialimentare un altro vicino e così via nella ripetizione dello stesso processo. Se la potenza non era abbastanza per il carico, alcune linee venivano spente temporaneamente e poi riaccese quando l’elettricità era disponibile. L’importante era che la fornitura rispettasse il carico.

A New York non fu così facile. Per una strana coincidenza, infatti, Staten Island e una parte di Brooklyn erano rimasti attivi; furono la salvezza per il resto della città, perché proprio da li altre zone cominciarono ad essere alimentate nuovamente. In altri punti di New York e quindi per centinaia di miglia si rinnovarono le stesse operazioni: aumento della produzione di vapore, messa in moto delle turbine e disponibilità di nuova energia.

Nelle zone più esterne però il processo di alimentazione era invece molto più lento, e all’una di notte solo il 25% della città era alimentato. Il grande problema di New York era quello di alimentare molti più sistemi, costituiti da centinaia di miglia di cavi ad alta tensione alimentati precedentemente dal Niagara. Il simbolo del ritorno alla normalità fu la centrale di Waterside, la più vecchia centrale che serviva il cuore di Manhattan. Dopo averla ispezionata ed aver acceso i generatori, 12 uomini ebbero in ciascuna mano un interruttore: dopo un conto alla rovescia, 24 interruttori vennero chiusi manualmente e l’energia ritornò.

L’illuminazione nelle case era tornata, mentre per altri sistemi il processo fu più difficile: il primo treno ripartì alle 7:15.  

 

 

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