Piccole note di storia dell’energia. Parte 5: sociologia della rete

Scritto da  Lunedì, 10 Ottobre 2016 08:31
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Letto 1374 volte Ultima modifica il Lunedì, 10 Ottobre 2016 10:59

Ma quanti sono 10.000 cavalli? Per farci un' idea partiamo da una considerazione sociologica.

Un sociologo disse infatti che ai tempi delle colonie americane, un uomo che macinava il grano per ottenere farina esercitava una potenza di un decimo di cavallo. In poche parole, un cavallo che spinge su un'asta per far ruotare una pietra (sempre per macinare il grano) esercita il lavoro di 10 uomini. Un esempio simile è quello di un mulino azionato dalla forza di un fiume: un tipico mulino ad acqua dell'epoca coloniale aveva una potenza di circa 4 cavalli, e poteva quindi macinare lo stesso grano macinato da 40 uomini. Insomma: la turbina di Insull svolgeva il lavoro di 100.000 uomini che macinavano il grano. 

Fu questa enorme turbina a dare il via all'aumento della generazione di energia elettrica. Da quel momento in poi vennero costruite turbine sempre più grandi, così che la domanda crescente potesse essere facilmente incontrata, e da questa evoluzione nacque una vera e propria economia di scala.  In certi ambiti, come quello della rete elettrica, gli investimenti fatti per aumentare il mercato erano fissi e non subivano grandi variazioni; così, maggiore era la quantità di prodotto venduto, maggiore era la possibilità di ammortizzare l’investimento. Con l'avvento delle grandi turbine, il prezzo dell'elettricità stava scendendo, ma questo non bastava per aumentare la clientela: oltre all'aspetto economico si doveva analizzare la natura umana.

Insull si chiese quindi: come la società usa la rete elettrica? Quanta energia chiede, per quante ore e per fare cosa? 

Cominciò così a fare uno studio della domanda di energia elettrica e costruì quella che oggi chiamiamo curva di carico. Analizzando il consumo energetico dei settori più importanti della città, notò come al dipartimento della città l'elettricità venisse usata dalle 8 alle 18; nelle fabbriche la richiesta di potenza era durante il giorno, tranne che all'ora di pranzo dove la domanda calava bruscamente; nelle  case il picco di domanda si aveva alla sera quando la gente tornava a casa. Ed era questo il motivo per cui l'elettricità era così costosa: un generatore che lavorava per poche ore alla sera era un investimento non redditizio, perchè la frazione di tempo in cui era acceso era troppo bassa. Era necessario quindi utilizzare l'investimento costituito dal suo enorme generatore per una frazione di tempo maggiore durante la giornata.

Insull vedeva tanta diversità nelle azioni e nelle abitudini degli uomini, che si rifletteva sul consumo di energia elettrica. Tentò quindi di sfruttare le diverse abitudini di ciascun consumatore per cercare di appiattire la curva di carico; cercò di diversificare la clientela e, tramite incentivi economici, cercò di far consumare elettricità nei momenti in cui non ci fosse il picco della domanda. Un grande piano, che avrebbe dovuto aumentare i profitti diminuendo le spese per i cittadini: la creazione di un grosso mercato avrebbe aumentato il volume delle vendite, che di conseguenza avrebbe abbassato il costo per unità di produzione.

Per ottenere il suo obiettivo Insull vinse il bando per fornire energia elettrica al servizio pubblico di trasporto su rotaia. La turbina non erogava potenza in due momenti della giornata: la mattina, quando le persone stavano per andare a lavoro, e la sera, quando il lavoro finiva e si tornava a casa. Grazie all'alimentazione della rete tramviaria, che costituiva un grosso carico (circa i 2/3 del carico della stazione di potenza di Insull), la turbina erogava invece potenza anche in questi due momenti. Grazie a provvedimenti come questo, il costo dell'elettricità diminuì ulteriormente, ma ancora non al punto tale da essere accessibile a tutti. Tuttavia Insull non si diede per vinto: ci doveva essere un modo per accendere una lampadina in ogni casa, anche in quella meno benestante.

Nel 1898 Insull fu eletto presidente della National Electric Light Association. Il suo motto era sempre lo stesso: imporre un basso costo dell'elettricità per il consumatore portava più alti profitti per l'imprenditore. Fu uno dei più importanti promotori del monopolio: secondo lui le utilities potevano vendere energia a basso costo solo se il territorio era libero da dannose duplicazioni di fili elettrici ed equipaggiamenti. Tuttavia, Insull riconosceva che la presenza di un monopolio portava con sé la necessità di una regolamentazione pubblica delle utilities possedute da privati: infatti, se le operazioni e i profitti fossero stati regolamentati in modo pubblico, i clienti e gli investitori avrebbero riposto più fiducia nell'azione dei privati stessi.

Nel 1907 la compagnia di Insull si trasformò nella Commonwhealt Edison. Negli anni precedenti Insull aveva fatto quanto più poteva per aumentare la produzione di energia: ora si doveva lavorare sulla parte della domanda. Dal 1898 al 1913 l’azienda passò da 10.000 clienti a 200.000 clienti; Insull era diventato il modello per tutte le fornitrici di energia del paese. Tuttavia non era ancora soddisfatto perché non si era ancora riusciti a far entrare l'energia elettrica in tutte le case. 

A questo scopo cominciò una serie di campagne pubblicitarie volte alla promozione del servizio elettrico, pubblicizzando in maniera massiccia servizi e prodotti elettrici. Tra le varie iniziative deve essere menzionato il colpo di genio avuto da Insull stesso; un uomo fu mandato per le case, con un carrello pieno di ferri da stiro elettrici, ed in ogni casa l'uomo pubblicizzava il prodotto alle donne e poi proponeva di far entrare la corrente dentro casa con spese di installazione spalmate su 2 anni e senza tassi di interesse. Questa campagna fu un colpo di genio perchè il ferro da stiro rappresentava un elemento molto gravoso nel lavoro domestico: rimpiazzare il vecchio e pesante ferro, che ogni volta doveva essere spostato dal vestito al fornello per essere riscaldato, con un nuovo ferro che non comportava alcuno spostamento costituiva una grossa tentazione. 

Il ferro da stiro elettrico non portò ad una adesione di massa immediata all'elettricità, ma piano piano creò un effetto domino. Infatti, con l'aumento del numero di persone che aderivano ai servizi elettrici, anche coloro che non avevano l'elettricità in casa cominciarono a conoscerla, poiché vedevano i propri vicini utilizzarla e inoltre vedevano i continui lavori di installazione di nuove linee all'interno dei loro quartieri. C’era quasi un ferro da stiro in ogni casa.

 

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