Città intelligenti: più grandi o più piccole?

Scritto da  Venerdì, 24 Giugno 2016 13:29
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Dalle megacities ai villaggi intelligenti; le soluzioni per la smartness  cambiano dimensioni.

Il processo di urbanizzazione mondiale è l'argomento principale utilizzato usato per giustificare l'urgenza di città più intelligenti, città che risponderebbero all’incredibile aumento di problemi urbani a causa della crescita della popolazione. L'argomento più comune per giustificare progetti legati allo sviluppo delle città intelligenti è generalmente legato ai rapporti Nazioni Unite, che mostrano come entro il 2030 oltre il 70% della popolazione mondiale vivrà all’interno delle città.

Ma siamo sicuri che l’esigenza sia solo questa?

C’è anzitutto un problema di fondo: le città sono decisamente al collasso a causa dell’urbanizzazione mondiale di cui sopra. La discussione sulle città intelligenti deve andare più a fondo: certamente le applicazioni ICT per "soluzioni intelligenti" possono alleviare i problemi attuali, ma dovremo cominciare a parlare anche di “villaggi smart”. Evitare la migrazione e il trasferimento  dalle campagne o dalle aree non urbane verso le metropoli, ad esempio,  è una strategia che potrebbe essere in grado di risolvere gran parte dei problemi che dovremo affrontare nel prossimo futuro. Chi l’ha detto che le città intelligenti siano solo megalopoli?

Un bell’articolo di Renato de Castro, studioso e raccoglitore di best practices per città intelligenti nel mondo, affronta il problema focalizzandosi sulle tendenze attuali ma anche sulle necessità presenti e future. Non importa, afferma l’articolo, se il progetto smart sia pensato per una metropoli o sia “solo” la soluzione per un villaggio: esistono comunque strumenti trasversali che possono essere molto utili per aumentare e ad assicurare la sostenibilità economica, vero motore di qualunque progetto intelligente.

La prima ondata di progetti di Smart City, nota anche come SC 1.0, è stata sostanzialmente concentrata sulla tecnologia: ne abbiamo già discusso qui e qui. C’erano grandi player, grandi aziende, e la “battaglia” si giocava tutta tra di loro. La situazione di oggi è completamente diversa: è arrivato il momento della cosiddetta economia della condivisione. Uber, Airbnb, WhatsApp e altre icone di questa rivoluzione  digitale hanno in qualche modo cambiato l'ordine economico mondiale, e le Smart Cities non fanno eccezione. Il risultato è che oggi siamo in grado di fare progetti non solo più velocemente, ma spendendo molto meno rispetto al passato. Quindi, l'approccio per pianificare e gestire un progetto di città intelligente è cambiato. 

L’articolo è organizzato su quattro punti fondamentali, nei quali de Castro individua strumenti utili per diversi tipi di progetti, tutti basati su modelli di gestione nuovi e abbastanza complessi: 

  1. Ripensare la Smart City Pitch
  2. Smart City Concept Design
  3. “Appsation”: riconnessione con i cittadini
  4. Attrarre e promuovere progetti ICT pilota. 

Insomma, il mondo delle smart cities sta cambiando: i cittadini, per esempio, stanno diventando la principale delle parti interessate nel processo, la tecnologia non è più al centro dell’approccio, le dimensioni delle città non sono più così scontate. I nuovi operatori di progetti intelligenti devono essere pronti a combattere in modo nuovo: le armi per dare battaglia ci sono.

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