Edifici del futuro per città intelligenti

Scritto da  Martedì, 17 Maggio 2016 10:35
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Tutti vogliono efficienza energetica in casa: il difficile è raggiungerla nel campo dell’economia sostenibile.

Qualche tempo fa ci eravamo chiesti come fosse fatti questi edifici intelligenti. Uno degli ostacoli principali alla loro realizzazione è proprio la poca attenzione al tema da parte dei proprietari degli immobili (pubblici o privati), e ovviamente dalle istituzioni che dovrebbero promuovere buone pratiche e politiche di incentivo. Il World Resources Institute giunge in aiuto con il nuovo studio “Accelerating building efficiency”, elencando 8 azioni suggerite alle amministrazioni locali. 

Scopo del report è quello di offrire supporto a chi ha potere decisionale sulla costruzione/riqualificazione degli edifici pubblici o privati, sia nel caso di edifici (nuovi) autosufficienti dal punto di vista energetico, che nel caso di processi di rigenerazione urbana che coinvolgono edifici vincolati o da ristrutturare. Secondo il report, gli edifici consumano il 32% dell’energia utilizzata sul nostro pianeta, emettendo perciò circa un quarto dell’anidride carbonica indotta dalle attività umane. Se a questo aggiungiamo che, nel 2050, il 66% della popolazione mondiale vivrà nelle città, diventa centrale progettare i centri urbani del futuro all’insegna dell’efficienza energetica.

All’interno del report, anche la IEA afferma che le misure di efficienza nell’edilizia potrebbero abbattere considerevolmente le emissioni inquinanti, almeno dell’ 83% nel 2050; inoltre, la maggior parte della tecnologia necessaria per raggiungere questi obiettivi esiste, è stata collaudata ed è già in commercio, e nella maggior parte dei casi il ritorno dell’investimento è realizzabile in pochi anni. Neanche uno svantaggio, dunque, per gli investitori.

Le 8 azioni suggerite dallo studio sono quindi dirette a mostrare alle amministrazioni locali come poter raggiungere i tre vantaggi fondamentali - economici, ambientali e sociali - dell’edilizia intelligente. Si tratta anzitutto di definire standard costruttivi con un livello minimo di prestazione energetica, fissare obiettivi di riduzione dei consumi elettrici e termici, favorire audit energetici e programmi di certificazione, poter avere informazioni in tempo reale sui consumi effettivi degli edifici e sul rispetto degli standard e obblighi fissati. C’è poi la necessità di superare le barriere finanziarie, spesso grande nodo insuperabile per le PA; gli strumenti possono essere incentivi di vario genere per eliminare o almeno ridurre i costi iniziali d’investimento, come incentivi fiscali, prestiti agevolati, project-bond, procedure accelerate di permessi e autorizzazioni. Centrale è anche il ruolo delle istituzioni, deputate a dare l’esempio sui possibili interventi in campo edilizio: le riqualificazioni energetiche nelle strutture pubbliche, o il green public procurement.  Altri ambiti di intervento sono la formazione professionale, il ruolo delle ESCo nel mercato edilizio, il sistema di split-incentives realizzabile tra proprietari ed inquilini.

In Italia, intanto, si discute il disegno di legge 2039 “Contenimento del consumo del suolo e riuso del suolo edificato”, che sembra dare alla riqualificazione urbana e all’efficienza energetica degli edifici un posto centrale nelle politiche pubbliche (qui l’intervista alla presidente dell’Istituto Nazionale di Urbanistica), con l’obiettivo generale di azzerare il consumo del suolo al 2050. Un primo passo verso gli edifici intelligenti è possibile, se a cominciare sono le istituzioni.

 

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