Come le rinnovabili cambiano il mercato elettrico

Scritto da  Martedì, 26 Aprile 2016 11:52
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Letto 1084 volte Ultima modifica il Martedì, 26 Aprile 2016 12:41

I cambiamenti radicali per il nostro settore energetico vanno di pari passo con la mutazione tecnologica e strategica delle utilities. Le conseguenze per l’Italia sono già qui.

 

E’ questo il quadro tracciato dalla nuova edizione del Rapporto Annuale Irex, “La trasformazione dell’industria italiana delle rinnovabili tra integrazione e internazionalizzazione”, realizzato dagli analisti di Althesys, coordinati dal professor Alessandro Marangoni, la cui sintesi dei risultati è stata presentata a Roma venerdì 21 aprile, presso l’auditorium GSE. Un incontro che rappresenta l’occasione per fare il punto sulle novità e chiedersi quale strategia sia necessaria per i prossimi anni. 

Il report parte dai numeri degli investimenti. Nel 2015 si sono registrate 140 operazioni, cioè investimenti per 9,9 miliardi di euro, pari a 6.231 MW, +31,5% rispetto al 2014. La crescita esterna -come le acquisizioni - ha superato quella per linee interne, contando per il 53% del totale. Nuovi impianti e progetti hanno fatto segnare 2.402 MW e 3,77 miliardi di investimenti, con due terzi delle operazioni avvenute all’estero. Al contrario, le operazioni straordinarie si sono focalizzate per il 75% sul mercato domestico; il 51% sono state acquisizioni. E’ soprattutto l’eolico che traina la crescita interna, sia in termini di operazioni censite sia per capacità. Incidono per il 67,6% della potenza autorizzata e installata nel 2015 (1.624 MW, +58% rispetto al 2014), con 2,4 miliardi di euro di investimenti. Di questi, solo il 25% sono avvenuti in Italia, con una taglia media degli impianti di 20 MW. Per l’eolico la diminuzione degli incentivi non ha tra l’altro modificato in maniera sostanziale il quadro del settore, cosa che ha invece pesato sul fotovoltaico, le cui operazioni sono in discesa. Diminuiscono anche gli investimenti in impianti a biomasse, con un calo della potenza mappata del 56%, e sembra scomparire il biogas, oramai limitato solo all'installazione di piccoli impianti. Aumentano invece gli investimenti nell’idroelettrico, con 401 MW contro i 105 del 2014, sviluppati quasi esclusivamente all'estero, essendo il 17% della potenza realizzata fuori Italia. Nelle acquisizioni l’attore principale è il fotovoltaico (43%), seguito dall’eolico e dall'idroelettrico, rispettivamente al 22% e 14%.  Il report mette poi in luce la crescita delle operazioni di efficienza energetica: nel 2015 coprono il 17% del totale, contro il 5% dell'anno precedente. Gli accordi di collaborazione pesano per il 38% e sono principalmente partnership strategiche, che vedono coinvolti player energetici e tecnologici per lo sviluppo di sistemi di accumulo da integrare con impianti a fonti rinnovabili, sistemi vehicle-to-grid e smart grid. Lo storage assume importanza sempre più centrale, tanto da meritare un’attenzione costante del mondo R&D per lo sviluppo di prodotti con alta resa e basso costo.

Il futuro del mercato elettrico italiano si profila, all’interno del report, centrato sulla produzione diffusa con impianti di piccola taglia, il cui sviluppo è favorito dalla capacità innovativa della nostra filiera tecnologica. La sfida delle imprese imprese contemporanee risiede, afferma Marangoni, nella “digitalizzazione delle reti elettriche che sta facendo nascere anche in Italia innovativi modelli di business, in grado di unire energie rinnovabili, efficienza energetica e nuovi servizi”. La digitalizzazione delle reti - si legge nel report - consentirà soluzioni intelligenti, cambierà i modelli di produzione e di consumo, e farà evolvere la filiera tecnologica italiana con lo sviluppo di nuovi sistemi e modelli di business. La generazione distribuita (che già comprende oltre 600.000 impianti per una potenza di circa 30 GW, il 25% della potenza efficiente lorda italiana) continuerà a crescere con il fotovoltaico previsto nel 2025 fino a 29 GW contro i 19 scarsi attuali. Un mercato che si sta già trasformando, nel quale l’autoconsumo e la riforma tariffaria giocheranno un ruolo di primo piano; un mercato che può, nei prossimi dieci anni, puntare tutto sull’intelligenza.

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