Rinnovabili, quali effetti dall’accordo Brasile - USA?

Written by  Thursday, 09 July 2015 13:03
Rate this item
(0 votes)
Read 2047 times Last modified on Thursday, 09 July 2015 13:09

E’ ormai del 30 giugno l’incontro tra Barack Obama e la “Presidenta” del Brasile Dilma Rousseff, volto a rafforzare la cooperazione Brasile - Stati Uniti all’interno della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite per il Climate Change.

E’ qui che i Presidenti hanno espresso il loro impegno a lavorare insieme per risolvere i potenziali ostacoli verso un accordo di Parigi ambizioso ed equilibrato, ben memori dell’obiettivo a lungo termine di limitare l'aumento della temperatura globale a un massimo di 2 ° C rispetto ai livelli preindustriali. I due Paesi hanno espresso la forte intenzione di incoraggiare strategie a lungo termine per la transizione verso economie a basso tenore di carbonio. L’accordo è insomma ambizioso, e ha l’intenzione precisa di rispecchiare il principio delle responsabilità comuni ma differenziate, e delle rispettive capacità, alla luce delle situazioni nazionali.

La dichiarazione congiunta va oltre i temi legati a ricerca e sviluppo, fino a un accordo senza precedenti su obiettivi climatici, in cui entrambi i paesi si impegnano ad aumentare la quota di energie rinnovabili (idroelettrico) al 20 per cento entro il 2030 nelle matrici di energia elettrica. Tradotto, tanto gli USA quanto il Brasile dovranno rispettivamente triplicare e duplicare la propria quota di energia rinnovabile nei prossimi 15 anni. L’accordo è particolarmente significativo perché viene dal secondo e dal settimo emettitore di gas superiore a effetto serra (GHG); gli impegni degli Stati Uniti e del Brasile hanno implicazioni significative sulla transizione globale a lungo termine per le economie a bassa emissione di carbonio. E dopo l’accordo USA-Cina di novembre 2014 e la dichiarazione clima congiunta Brasile-Cina di maggio 2015, il Brasile intende chiaramente mostrare come i più grandi emettitori mondiali si siano impegnati a intensificare le iniziative per creare un forte accordo internazionale sul clima a Parigi alla fine dell’anno.

La collaborazione scientifica Brasile - USA non è cosa nuova, soprattutto nel settore energia. L’accordo ha però implicazioni molto più importanti di quanto sembri a prima vista; le aree di cooperazione previste riguardano infatti l’uso sostenibile dei terreni, incluso il lancio del Programma Binazionale sulle Foreste  e il Territorio, l’estensione della ricerca alle rinnovabili e all’efficienza energetica, e l’adattamento al cambiamento climatico e alla resilienza. Ma le implicazioni riguardano anche l’agenda internazionale sul clima. Già diversi Paesi tra cui USA, Europa, Cina e Messico hanno presentato i piani sul clima dopo il 2020, i cosiddetti INDCs - Intended Nationally Determined Contributions. A marzo 2015, gli USA hanno annunciato l’impegno di tagliare al 2025 le emissioni di gas serra al 26 - 28% sotto i livelli del 2005. Per il Brasile, che non ha ancora rivisto il proprio INDC, gli impegni presi nell’accordo congiunto rappresentano un primo passo di quello che verrà:  eliminazione della deforestazione illegale, ripristino e rimboschimento di 12 milioni di ettari di foreste entro il 2030, aumento della quota di rinnovabili (oltre all’idroelettrico) nella matrice energetica dal 28 al 33%.Gli impegni annunciati dal Brasile sono stati più volte considerati poco ambiziosi; dal momento che il Paese si impegna a presentare un contributo equo e ambizioso, che rappresenta il massimo sforzo al di là delle azioni in corso, il suo INDC dovrebbe includere azioni trasformatrici nel settore energetico. Questo significherebbe accelerare il passaggio alle energie rinnovabili e superare gli impegni esistenti per ridurre al minimo le emissioni provenienti dall’agricoltura: il "Piano ABC." Dato che quasi la metà delle emissioni totali di gas serra prodotte dal settore energetico provengono dal settore dei trasporti, misure forti per ridurre le emissioni in questo ambito potrebbero essere la chiave un’ambizione più alta.

Altri sforzi serviranno, è certo. L’accordo bilaterale è un forte segnale di progresso sul cambiamento climatico, specialmente per il Brasile che deve ancora annunciare il suo INDC. Un punto di partenza per i due Paesi, che rinforzano il proprio ruolo di leader nel regime globale del clima.

 

 

IanusBlog

Blog di Ianus

Leave a comment