Rinnovabili in Brasile; riflessioni a margine

Written by  Thursday, 11 June 2015 12:14
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Ieri, al seminario “focus Brasile” organizzato da Lazio Innova, eravamo in tanti.

 

Piccole e medie imprese, produttori, fornitori di servizi, avvocati, consulenti; una platea varia accomunata dall’interesse per il “gigante” dell’America Latina che sembra sempre più l’Eldorado dei nuovi investimenti. Idea immediatamente smentita dal capo dell’ufficio commerciale dell’ambasciata del Brasile in Italia, Gustavo Westmann, che in mezz’ora di speech è riuscito ad affrontare molti dei temi legati alle specificità dei partecipanti, settori di business, conoscenze pregresse e tipologia di ingresso nel mercato, sfatando decisamente il mito della terra dove tutto è possibile con poco investimento e poco tempo.

Le potenzialità sono tutte li, questo è vero. Dal 2004 al 2008 le energie rinnovabili hanno conosciuto una crescita del 75%, fino a rappresentare il 50% di capacità totale aggregata e un investimento stimato di 120 miliardi di dollari a livello mondiale solo nel 2008; a farla da padroni negli investimenti ci sono USA, Cina, Spagna, Germania, ma anche il Brasile ha fatto la sua parte; circa 5 miliardi di dollari, per la maggior parte destinati ai biocombustibili. Insomma, nel 2009 siamo arrivati alla definizione di politiche in materia di rinnovabili in almeno 73 paesi del mondo, cambiamento a cui il Brasile non rimane e non è rimasto estraneo. Il processo è di fatto iniziato nel 2003, ed ha portato alla definizione di un nuovo modello del settore elettrico, basato su alcuni punti essenziali come:

  • il focus sui contratti a lungo invece che a breve termine, con l’obiettivo di ridurre la volatilità del prezzo e creare un mercato di contratti a lungo termine che possa servire da garanzia per finanziamenti ulteriori;
  • l’obbligatorietà di copertura contrattuale per i distributori del 100% del consumo di energia elettrica, con spot market per comprare la differenza con il consumo effettivo;
  • la creazione del Comitato di Monitoraggio del Settore Elettrico - CMSE
  • l’esigenza previa di licenze ambientali
  • il mercato della differenza senza bid di prezzi, con operatore unico di mercato la  Camera di Commercializzazione dell’Energia Elettrica - CCEE
  • la creazione dell’Azienda di Ricerca Energetica - EPE, che si occupa della pianificazione integrata e centralizzata sullo Stato.

Tutto questo divide oggi il mercato brasiliano in due ambienti commerciali: il primo diretto ai consumatori passivi (residenziale) e il secondo diretto alle imprese con un grande volume di consumo e quindi di energia a breve termine. Questo mercato, chiamato Ambiente di Contrattazione Libera - ACL, ha - nelle intenzioni del legislatore - l’obiettivo di assicurare la concorrenza effettiva di tutti i partecipanti.

Ora, quanto pesano le rinnovabili nella matrice brasiliana? La generazione da idroelettrico potrebbe utilizzare un potenziale idraulico di 126 GW, di cui però solo il 38% è utilizzabile senza danni ambientali o spesa eccessiva, e senza impatti sulla vita indigena, visto che il 70% del potenziale si trova nella bassa Amazzonia. La biomassa da canna da zucchero, dal canto suo, occupa un posto importante nelle fonti rinnovabili brasiliane, dipendendo dal territorio e dalle potenzialità sviluppate: il settore di produzione di alcool da canna da zucchero è energeticamente autosufficiente. Dal lato dell’eolico, il potenziale è stimato in 143,5 GW, la maggioranza dei quali nel nordest brasiliano.

E arriviamo al solare: per latitudine e posizionamento il Brasile ha potenzialità altissime. La potenza istantanea incidente la superficie può superare valori di 1000 W/m2; la media annuale di energia incidente nella maggior parte del Brasile varia da 4 kWh/m2 e 5kWh/m2 al giorno. Dunque, il luogo ideale dove impiantare una fabbrica di pannelli solari, o dove produrre componentistica per impianti FV. Eppure, ricorda Westmann, gli italiani hanno una concezione degli investimenti all’estero abbastanza limitata: esportare moduli FV in Brasile oggi significa confrontarsi con la concorrenza cinese, contro la quale decisamente non si può competere sul prezzo. L’esportazione di pannelli in Brasile può funzionare per un po’, ma non è assolutamente competitiva sul mercato.

Allora? Allora perché non impiantare linee di produzione, fabbriche, luoghi dove produrre ciò che serve al paese utilizzando e formando manodopera locale? Perché non contribuire allo sviluppo di un sistema-paese che se nell’ultimo hanno ha ristagnato, rimane pur sempre la 5 economia mondiale prevista per il 2016? Riflessioni a margine che ci hanno sostenuto nella nostra strategia di approccio al mercato da quattro anni a questa parte.

Le energie rinnovabili sono parte del futuro prossimo del Brasile, questo è certo. Per essere parte di quel futuro, dovremo essere parte del paese.

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